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Testimonianze

SI SONO PRESI CURA DI ME...

..."mi sono sentita amata e rispettata"...
..."insieme a voi ho costruito ogni pezzo della mia armatura e ogni giorno combatto con un sorriso questa storia chiamata VITA!"...

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  • Mi chiamo Sara e si sono presi cura di me


    image001Ed eccomi qui a scrivere una "biografia" della mia vita. Si una biografia, perchè si prendono cura di me da tutta la vita. Piacere a tutti mi chiamo Sara ho 21 anni, ve lo dico solo ora e non nel titolo...perchè a scuola mi hanno insegnato che il titolo si mette sempre alla fine... io quest'avventura io non l'ho ancora finita ho ancora un sacco di strada avanti a me, ogni persona che legga decida che titolo dare. Nel foglio che mi è stato dato "La traccia" vi è scritto: vogliamo discutere di cosa sia il prendersi cura di una persone e di come questo sia importante per i ragazzi che sono accolti nelle nostre case. Da dove iniziare? Nasco nel lontano 1991 a San Martino da genitori marocchini, Mia madre Latifa e mio padre Mohammed (se cosi si scrive, non ho mai avuto modo di approfondire la cosa poiché non lo conosco) adesso mentre scrivo mi accorgo di aver preso sotto gamba questa vostra richiesta di raccontarvi di me... non è cosi facile come sembra e sapete che vi dico La mia storia non c'entra... chiunque di noi ha avuto "dei problemi" ma io sono dell'idea che ognuno si crea la sua vita. Quando un bimbo nasce non gli viene insegnato come deve essere la vita perfetta, crescendo si crea la sua vita. Per me è normale avere una famiglia di 30 persone, anche se l'esempio della famiglia "giusta" vede madre padre e figli. Per farvi un esempio.. se non conosceste la storia di capuccetto rosso e qualcuno ve la raccontasse dicendo che il lupo è il buono e la bimba è la cattiva voi credereste a ciò che vi viene detto e la storia per voi sarebbe quella...stessa cosa per me nessuno mi ha detto adesso vai in comunità ma dovresti stare in famiglia con due genitori la zia i cugini i nonni, ho preso la vita come m è stata proposta è ho plasmato l'idea di famiglia a ciò che m veniva dato. Ciò che mi veniva dato senza dover dare niente in cambio. Sono molto più fortunata di tante ragazze che stanno "nella famiglia Giusta" se così volete chiamarla. Sono stata sommersa d'amore. Nella "traccia" leggo che avete scritto non importa se vorrai scrivere cose positive o negative, un’esperienza negativa in comunità può averla vissuta chi conosceva il clima familiare e si è adattato a un ambiente diverso senza comprendere che veniva fatto per il proprio bene con me avete strada facile siete voi la mia famiglia, le persone che quando tutte andavano a casa il week end mi portavano al cinema, o mi facevano conoscere famiglie che m hanno preso nel loro nucleo familiare m hanno fatto passare giornate indimenticabili sono cresciuta con voi, con le feste di natale le recite l'acr i campi estivi Gardaland il mio bagno privato.. e mi chiedo come potevo far pena alle persone al di fuori di questo ambiente.. non m mancava nulla! Non sto qui a scrivere di aneddoti quelli li lascio a Suor Annarita che si diverte un sacco a raccontarli, l'ho appena chiamata lamentandomi per il mio italiano nello scrivere questo "tema" e la sua risposta è stata... Il cuore non ha lingua corretta. Come si fa a non amare una persona del genere? Mi trovo a casa, nella mia casa nuova da sola in via dei sessanta ho un lavoro e cibo nel frigo ma chi sta meglio di me? Per arrivare a tutto ciò m hanno sopportato ascoltato spiegato castigato amato m hanno trattato come una figlia e non riesco a trasferire a voi il mio stato d'animo di tutti questi anni ma posso farvi un altro piccolo esempio. Settimana scorsa ho fatto un pò da educatrice alle bimbe che sono ora su a CASA ..quattro giorni di fila, mi sentivo morire arrivavo alle undici che non vedevo l'ora di toccare il letto quando invece se sono a casa mia prima dell'una non vado a dormire e mi chiedevo come possono queste donne ogni giorno della loro vita alzarsi e andare avanti avere noi come scopo di vita? io ho 20 anni ed ero esausta mentalmente fisicamente.. e queste vecchiette [ :) ] mettono su il velo e via inizia una delle mille giornate...quante ragazze hanno visto passare, dicono che chi semina raccoglie: loro con ciò che han seminato potrebbero sfamare l'intera Africa. M immagino tra molti molti anni quando tu suorina cara non sarai più in grado di prendere il pulmino e portare le ragazze a vedere il lago di domenica quando non sarai più in grado di andare a fare quelle spese enormi fare la contabilità sapere a che ora lei va a danza l'altra in piscina l'altra a catechismo.. chi farà tutto questo? Come già ti dissi una volta... tutto ciò che hai seminato con me lo raccoglierai. Sarò contenta di rimboccarti le coperte, lavarti, tagliarti i capelli esserti vicino come tu lo sei sempre stata con me. Volevate discutere di cosa sia prendersi cura di una persona e di come questo sia importante? chiedetelo a lei. Grazie a lei ho un istruzione, un lavoro, bontà d'animo, sono educata e persino cicciona perché non mi ha mai fatto mancare nulla. So benissimo che dietro di lei ci sono altre mille persone che ringrazio, anche se posso essere stata un semplice fascicolo per voi il lavoro di tanti, l'investimento di soldi da parte del comune o di chi per altro.... Mi ha permesso di essere la persona che sono. Si vi siete presi CURA di me. Mi chiedo però, perché usate il passato? Anche solo con questo intervento che m avete chiesto di fare continuate a prendervi cura di me, mi fate sentire importante, speciale! Ciò che posso dire a chi non ha una vocazione quindi fa questo sotto retribuzione è che il segreto dei miei educatori è che non li ho mai visti lavorare. La Isa quando si incavolava, si incavolava sul serio non perché all'ora prendeva tot soldi. La Fede quando rideva con noi, rideva sul serio non perché all'ora prendeva tot soldi. La Cri quando facevamo le prove di canto, ci teneva alla mia estensione vocale non perché all'ora prendeva tot soldi. La mia assistente quando veniva in questura con me, voleva che avessi la mia cittadinanza e non perché all'ora prendeva tot soldi.
    RINGRAZIO CHIUNQUE ABBIA FATTO PARTE DEL MIO CAMMINO. P
    ERCHÉ TANTO È PIÙ RESISTENTE LA CORAZZA, TANTO È PIÙ FRAGILE L'ANIMA CHE LA INDOSSA.
    Insieme a voi però ho costruito ogni pezzo della mia armatura e ogni giorno combatto con un sorriso questa storia chiamata VITA!
  • Mi chiamo Ester e si sono presi cura di me


    image011Era il 30 novembre 1993 quando feci il mio primo ingresso all'Opera Benedetto XV. Sono una ragazza albanese, nata e cresciuta fino all'età di 14 nel cosiddetto Paese delle Aquile. Nel mese di ottobre 1993 la malavita albanese mi ha sottratto dalla mia famiglia d'origine e portata in Italia dove ho trascorso il periodo più brutto e avvilente della mia vita. Ricordo bene che, quando i Servizi Sociali mi hanno accompagnata all'Opera Benedetto XV, non sapevo proprio cosa pensare. Tutto era nuovo per me, il Paese, Il linguaggio, le abitutidini e la cultura. Spaesata e molto timorosa vidi venirmi incontro Suor Lucia, la madre superiora e pensai che fosse una donna vedova, dato che al mio paese solo le vedove hanno l'obbligo di vestirsi di nero. Ho imparato con il tempo a conoscere la religione e tutti i suoi aspetti. Suor Lucia mi ha accolto con il suo sorriso e, nonostante non ci capissimo a causa della differente lingua, pian piano ha iniziato a conquistare la mia fiducia. Lei mi ha ACCOLTO nella sua casa, facendomi capire che quella poteva essere anche casa mia. Per la prima volta nella vita mi sono sentita AMATA e rispettata. Ho imparato dapprima a sorridere, poi a ridere e a sentirmi sicura di me stessa perché sapevo che per qualcuno io ero diventata una persona molto importante. Ho ricevuto tutte le cure e le attenzioni di cui avevo bisogno. Infatti a febbraio 1994 iniziai la scuola e finalmente imparai a leggere e scrivere in italiano.

  • Mi chiamo Fanny e si sono presi cura di me


    image023Sono Fanny, vengo da Santo Domingo. Sono arrivata in Italia all’età di 16 anni, per i primi mesi abitavo con mia madre nella famiglia dove lavorava, ma nel giro di pochi mesi è rimasta senza lavoro perché la signora è venuta a mancare, così mi sono ritrovata senza un posto dove andare, non potevo tornare nel mio paese perché là non c'era nessuno che si prendesse cura di me, ed ecco come sono finita in istituto di preciso all’Opera Benedetto XV, dove mi hanno accolta con calore familiare, tutti disponibili con me e le altre ragazze che avevano più problemi di me, non ci hanno fatto mai sentire diverse dalle altre ragazze che conducevano una vita in famiglia, a scuola non mi sono mai vergognata per il fatto di abitare in una comunità, ero orgogliosa forse perché per me era come essere a casa. Nei giorni che dovevamo andare a casa, non potevo andarci perché non ce la avevo, cosi anche lì si sono occupati di me. Non mi hanno fatto mai mancare niente sia a livello affettivo che economico, mi sono trovata talmente bene che i primi 2 anni sono volati, più si avvicinava il tempo e più ero triste, stavo male perché sapevo che compiuti i 18 anni dovevo andare via, e non volevo lasciare la mia famiglia. Il giorno del mio compleanno mi hanno preparato una festa a sorpresa, era arrivato quel maledetto giorno tanto odiato, è stato il compleanno più brutto che ho trascorso. Ricordo che l’assistente sociale era arrivata felice, perché mi aveva trovato una comunità dove dovevo andare perché avevo 18 anni, e visto che eravamo in due a dover lasciare la comunità ho supplicato alla mia compagna di andare lei al posto mio perché toccava a me visto che ero la più grande, cosi ho chiesto a Lucia di tenermi ancora fino ai 21 anni, e così è stato. Sono uscita con gli studi finiti e un lavoro che ho tuttora. Oggi sono trascorsi 15 anni da quando sono andata via, ed ogni volta che vado a trovarli e sempre un’emozione e sempre un ritorno a casa, perché quella era ed è la mia casa la sento mia, perché una parte della mia infanzia l’ho trascorsa lì. Devo molto a Suor Lucia la mia Lucy perché è stata la mia seconda mamma e se oggi sono quello che sono lo devo anche a Lei e per questo non mi stancherò mai di ringraziare Lei ed educatrice, “GRAZIE” è solo grazie ai loro nsegnamenti e all’affetto ricevuto che oggi sono Fiera di quello che sono diventata. Ora che sono madre mi rendo conto di quanto può essere importante nei momenti di difficoltà trovare un posto dove si sa che ci sono persone che si prendono cura dei nostri figli quando non possiamo farlo noi, spero che ogni bambino con problemi abbia la fortuna di trovare una comunità accogliente e possano trovarsi bene com'è capitato a me, e spero che continuino ad esistere posti come questi che diamo a loro la possibilità di non sentirsi mai abbandonati. Spero che le persone che devano lavorare in queste comunità non devano fare le cose solo perché è un lavoro, ma che ci mettano il cuore perché i bambini in difficoltà deve sentirsi protetti, compresi delle persone che hanno intorno, hanno bisogno di qualcuno che non li faccia sentire di peso il loro errore ma insegni loro la strada giusta. GRAZIE!!!!!

  • Mi chiamo Maria Grazia e si sono presi cura di me


    image021Sono Maria Grazia sono entrata in istituto “SACRO CUORE “, il 2 novembre 1987, ero una bambina di 12 anni, ho incontrato la madre superiora SUOR LUCIA e gli ho detto di tenermi, perché come sono entrata ho sentito che li mi sarei trovata bene e cosi è stato. Sono stata io a chiedere di andare via da casa, perché la mia famiglia non mi dava attenzione e io ero stufa di fare la mamma ai miei fratelli e ai miei genitori, ho iniziato a fare la mamma a 6 anni con mio fratello anche perché mia mamma quando tornava dal lavoro era ubriaca e anche il mio patrigno e ho fatto la mamma anche al mio secondo fratello, poi anche perché avrei voluto, avere una vita un po’ diversa . Ho conosciuto tante ragazze negli anni trascorsi, ho conosciuto persone che come me arrivavano da famiglie disperate, ma con l’ aiuto di SUOR LUCIA, e delle educatrici che nei momenti di difficoltà mi sono state vicine. le educatrici che c’erano si chiamano Annamaria a Marina, poi ne sono arrivate altre di educatrici nel periodo che io sono stata in istituto e mi hanno dato tanto, per la mia vita di crescita . Ho trascorso al SACRO CUORE, i miei anni più belli della mia vita e non li cambierei con niente al mondo. Ho trascorso dai 12 anni fino ai 19 anni in istituto mi sono sentita amata e voluta bene da tutti. Da SUOR LUCIA si respira un’aria di famiglia. Da SUOR LUCIA sono cresciuta tanto grazie a lei e alle persone che lavorano per lei e il DON REVELLO. Mi hanno dato la possibilità di rifarmi la mia adolescenza, e la mia crescita interna e religiosa . Ho fatto un cammino che non cambierei al mondo se potessi ritornare indietro, rifarei tutto quello che ho fatto con loro, per me sarà sempre un momento importate nella mia vita. La mia esperienza mi aiuta ad andare avanti e posso crescere i miei figli con tutto l’amore che ho e che gli posso dare. Ringrazio di cuore tutte le persone, che lavorano per l’istituto, e che lo fanno con tutto il cuore e danno l’anima per aiutare le ragazze in difficoltà come me. A me hanno dato tanto grazie di cuore a tutti!

  • Mi chiamo Samia e si sono presi cura di me


    image009Mi chiamo Samia e si sono presi cura di me... Vorrei iniziare ringraziando tutti i sostenitori di queste strutture che sono state la speranza per molte persone e lo sono ancora tutt’oggi per altre. Grazie a questa comunità ho potuto raggiungere determinati obiettivi, e senza l’aiuto di Suor Lucia e le educatrici non avrei mai raggiunto. La cosa che mi ha colpito tanto è la vostra presenza e l’attenzione che riuscite a dare ad ogni singola ragazza per la scuola, la salute e soprattutto un grande sostegno per superare i problemi familiari. Quando si è dentro è difficile da apprezzare perché non capisci come mai degli estranei fanno di tutto per aiutarti e quelli che veramente dovrebbero prendersi cura di te se ne disinteressano o sono pieni di problemi. Adesso mi mancate, mi mancate tantissimo!! Questa comunità mi ha sempre dato l’idea di essere un posto isolato dal resto del mondo dove le ragazze, che hanno perso ogni speranza, possono rifugiarsi e ritrovarla grazie all’aiuto di Suor Lucia. Grazie per non esserti mai arresa con me, nei momenti più difficili della mia adolescenza… quando ti penso ho sempre l’immagine di te con le braccia aperte tese per dare un abbraccio caloroso; non dimenticherò le tue carezze dolci sul mio viso. Mi hai dimostrato un grande rispetto per la mia religione, e mi hai dato la libertà di praticarla, questo per me è un grande esempio. Ho imparato tanto grazie a tutti voi.. La frase che spero renda meglio l’idea di quello che vorrei esprimere è questa: Appena arrivata in comunità, insieme alle altre ragazze, sembravamo tutte dei cuccioli, o meglio degli uccellini che dovevano ancora imparare a volare, Suor Lucia è riuscita ad aiutare ogni una a spiccare il volo.

  • Mi chiamo Francesca e si sono presi cura di me


    image035Non uso molte espressioni per descrivermi, sono una ragazza normale come tante altre, mi chiamo Francesca e come tante altre persone ho affrontato brutti periodi durante il corso della mia vita. Chi prima chi dopo tutti noi facciamo i conti con il dolore. La mia è una storia molto complessa e abbastanza sofferente: ho vissuto fino a 5 anni con i miei genitori in centro, mio padre era sempre ubriaco fradicio e anche non volendo, si arrabbiava per ogni minima cosa e mi picchiava. Ma io lo perdono. Ricordo un episodio quando mi lanciò un posacenere sul piede e mi rimase la cicatrice che ho tutt'ora. Mio padre aveva problemi di salute e mia madre chiese aiuto alle suore dell'Istituto santa Caterina, perché non riusciva a mantenermi e a crescermi. Quando sono stata affidata alle suore avevo 5 anni, ero molto piccola. Non ricordo molto bene come abbia preso confidenza con loro, all'inizio ero proprio monella, forse per tirar fuori tutta quello che avevo dentro. Le suore mi hanno accudita come fossero mamme, con dolcezza e amore. Insieme agli altri bambini trascorrevamo il tempo giocando nel grande cortile, andando in bicicletta, sull'altalena e intanto crescevamo sereni. All'ora di pranzo c'erano i turni per apparecchiare la tavola e prima del pasto cantavamo una canzoncina. Guardavamo anche i film, ricordo che c'era un signore che veniva a portarci "Il Signore degli Anelli". A me piaceva guardare "Spirit". Le suore ci preparavano anche la pentolaccia piena di caramelle. Insomma cercavano tutti i modi per farci divertire. Il sabato e la domenica, venivano delle famiglie a prenderci per portarci a casa loro e trascorrere il week-end. Ho dei bei ricordi di una famiglia che mi ha accolta qualche volta e tuttora sono in contatto con loro. D'inverno ci portavano a Clavierre a sciare per una settimana con gli educatori e d'estate andavamo al mare a Livorno: proprio delle vere vacanze! Sono stata dalle mie suore per 2 anni. Non mi scorderò mai del bene che mi hanno voluto e le ringrazio davvero tanto per avermi sopportata, per avermi fatta crescere e infine accompagnata verso la mia famiglia affidataria che mi terrà per sempre.

  • Mi chiamo Debora e si sono presi cura di me


    image007Ciao a tutti, mi chiamo Debora e ho quasi 21 anni, sono al Buon Pastore da circa otto anni e il mio progetto è a un mese dalla fine. Sono tristissima, personalmente vorrei che non arrivasse mai il mio compleanno e se potessi farei di tutto per rimandare. Qui ho passato i momenti più significativi della vita sia belli che brutti, per fortuna ho sempre avuto al mio fianco le educatrici che mi hanno sostenuta e aiutata nei momenti difficili. L'altro giorno ho guardato la ''Gabbianella e il gatto'' e non ho smesso di piangere un secondo, non so se più per tristezza... o felicità! Qui con loro mi sento come la ''gabbianella'' cresciuta dai gatti ma che un giorno è costretta a seguire il suo istinto animale e spiccare il volo. Come me, lei all'inizio è molto spaventata, ma nello stesso tempo è felice perché è consapevole che i gatti le vorranno sempre bene e che mai la dimenticheranno, quindi libera di crescere e volare liberamente. Nella mia vita ho incontrato tante persone a cui devo molto. Quando avevo sette anni sono andata via da casa ed entrata nel istituto Sacro Cuore a Sturla, dove sono stata per sei anni. Essendo un istituto per piccoli eravamo quasi all'oscuro del mondo quindi avevamo anche più coccolati e protetti anche se con regole molto rigide. Quando avevo 12 anni chiuse la comunità dove mi trovavo, quindi fui costretta a fare la prima scelta da grande, avevo due possibilità: trasferirmi in Piemonte con mio fratello e allontanarmi dalla mia famiglia e gli amici, oppure rimanere a Genova e entrare al Buon Pastore. Feci la scelta più difficile in assoluto ma ancora adesso non me ne pento e se dovessi tornare indietro farei lo stesso anche se molto amareggiata per mio fratello. Scelsi la comunità un po’ perché era vicino a dove abitavo prima e un po’ per motivi infantili. Qui mi sembrava di essere nel paese dei balocchi, ma senza mangia fuoco! Vivendo con le suore prima non potevo truccarmi, usare il cellulare, il computer e delle uscite di pomeriggio non se ne parlava neppure e aver la possibilità di una paghetta da poter spendere come volevo mi faceva sentire libera e grande. Logicamente anche qui c'erano regole da rispettare ma molto meno rigide. Qui sono stata benissimo e non avrei potuto scegliere un posto migliore, non mi è mai mancato nulla soprattutto sul piano affettivo e anche se andrò via sono convinta continueranno a darmi molto. Grazie per aver letto la mia storia.

  • Mi chiamo Valentina e si sono presi cura di me


    image013Mi presento, mi chiamo ..... ho 37 anni, sono sposata da 17 e ho due figlie di 10 e 14 anni.
    La mia infanzia non è stata molto serena, anzi direi piuttosto travagliata. Fino all’età di 10 anni ho vissuto con mia madre, con problemi di alcol, il suo compagno e mio fratello con problemi di droga. Le giornate trascorrevano in mezzo alle liti e alle botte che si davano i miei. All’inizio della 1° media mia madre per cercare di tenermi lontana il più possibile da quei conflitti, decise di mettermi in un collegio. In quella struttura ho passato due anni andando a casa solo nei weekend; non ho un bel ricordo, era un luogo triste, i cameroni erano spenti e silenziosi e le suore che vivevano con noi, (una trentina) non facevano altro che farci pregare, addirittura tutti i giorni alle 18 ci portavano in chiesa a dire il rosario. Alla fine della 2° media, mia mamma venne a mancare a causa dei suoi problemi e così mia zia materna mi prese in affidamento ma per fortuna dopo pochi mesi l’affido fallì. Mi sentivo di peso in quella famiglia, non ero felice e così con il mio carattere ribelle ho fatto di tutto per farmi mandare via. A questo punto, l’assistente sociale mi propose una nuova soluzione, un altro istituto. Provavo un sentimento quasi di rassegnazione, nel credere di trovare un posto dove non mi sarei sentita solo parcheggiata, purtroppo però a 13 anni non hai molta scelta. Un pomeriggio così andammo a conoscere quel nuovo alloggio, ci accolse Sr. Lucia, la madre superiora la quale ci fece visitare tutta la casa. Rimasi entusiasta, era tutto curato nei minimi dettagli, moderno e allegro, sulle pareti cartelloni che mostravano le attività svolte in istituto con le fotografie delle ragazze gioiose e spensierate. La cosa che però mi colpì di più fu il linguaggio giovanile che usò con me Sr. Lucia, ricordo in particolare che mi raccomandò di impegnarmi nello studio altrimenti mi avrebbero STECCATA. Mi stupì sentire una suora esprimersi con quelle parole ma proprio quel suo modo mi conquistò, non vedevo l’ora di fare le valigie. Ho trascorso 5 bellissimi anni, i primi tempi stavo in istituto anche nei weekend ma ero contenta, mi sentivo quasi una privilegiata, Sr. Lucia mi coccolava e ha sempre cercato di rendere speciale, anche un pomeriggio passato nel suo studio a guardare un film. Non ci ha mai fatto sentire diverse o inferiori a quelle ragazze alle quali non mancava una famiglia, anzi noi avevamo qualche cosa in più che gli altri non potevano avere. Ancora oggi è di routine andare con la mia famiglia a passare la vigilia di Natale in istituto, anche le mie figlie rimangono affascinate nel vedere come tutti gli anni riesce a trasformare ogni angolo della casa con un tocco Natalizio. Per me l’istituto e Sr. Lucia sono un punto di riferimento ancora oggi, parecchie volte ho avuto bisogno di un consiglio e lei c’è sempre stata. Credo che siano le persone a fare la differenza, il successo di un progetto su un adolescente non è solo seguire un manuale alla lettera ma accoglierlo come un figlio e amarlo come tale: è una vocazione che non tutti hanno! Questo è quello che ha fatto Sr. Lucia con me.
    Grazie per aver avuto la fortuna di incontrarti nel mio cammino, perché nella mia vita sei stata e sei una persona fondamentale.
    Ti Voglio bene
    La tua bambina

  • Mi chiamo Loredana e si sono presi cura di me


    image003Mi presento… mi chiamo Loredana e questa è la mia esperienza di vita, una piccola parentesi della storia dei miei primi 23 anni, con qualche confinamento nella realtà odierna. All’età di 17 mesi sono stata abbandonata in ospedale, nonostante i miei genitori fossero vivi; naturalmente non ricordo nulla di quel tempo, se non per “sentito dire” da coloro che in quella tenera età mi accudirono e mi riferirono; da quella prima nuda e cruda realtà mi ritrovai con l’assistenza del servizio sociale, affidata alle Sorelle dei Poveri di S. Caterina da Siena, presso l’Istituto di Villa Fiammetta in Prà – Palmaro, dove la mia fanciullezza trascorse serenamente. Lì vivevo in compagnia con altri miei coetanei e naturalmente le Suore, che ci curavano amorevolmente, provvedendo alla nostra istruzione, alla nostra educazione cercando di non far mancare il calore di una famiglia e l’amorevole affetto di cui ci circondavano. L’adolescenza lì trascorsa, fu abbastanza burrascosa, come quella di molte altre ragazze, in quanto ero ribelle, contestativa e ogni forma di disciplina era dura da accettare: anche in questo periodo ho comunque sempre avuto vicino chi mi ha saputo indirizzare correttamente, con pazienza e amore, facendomi ragionare su ciò che era giusto o sbagliato, impedendomi a volte di intraprendere quelle strade sbagliate che avrebbero potuto portare ad errori irrimediabili nel continuo della mia vita. Nonostante vivessi in “Istituto” le Suore ci hanno sempre permesso di coltivare relazioni esterne sia con i compagni di scuola che con le loro famiglie in maniera da farci conoscere anche ambienti differenti dall’Istituto stesso, senza farci sentire isolati o “DIVERSI DAGLI ALTRI”, come spesso può accadere in circostanze simili. Pur potendo, a18 anni, decidere di lasciare l’Istituto, ho scelto, con l’aiuto ed il sostegno delle Suore, di rimanere, potendo ugualmente stringere una forte amicizia con colui che è poi diventato mio marito. Con notevoli sacrifici, lavori saltuari ma sempre affrontati con dedizione e rispetto, sono arrivata a 23 anni al matrimonio celebrato nella Cappella all’interno dell’Istituto di Villa Fiammetta, in compagnia di tutte le Suore che durante la mia prima parte di vita mi avevano seguito: in quei momenti ed in quelle persone che mi stavano festeggiando, ho sentito il vero e profondo affetto di una famiglia che celebrava una propria figlia. Oggi a distanza di anni sono donna, moglie e ho una mia famiglia; sono madre di due giovani ragazzi di 20 e 16 anni, maschio e femmina: con il passare del tempo, apprezzo sempre più il difficile lavoro svolto dalle Suore, perché provo quotidianamente le fatiche di educare e indirizzare al meglio i miei figli verso la loro vita futura, accorgendomi che tutto l’affetto ricevuto, mi sostiene in ogni momento e mi aiuta sempre più ad essere premurosa mamma ed educatrice infaticabile. Le figure che ancora oggi ricordo, a cui sono maggiormente legata e continuo a frequentare pur essendo trascorsi parecchi anni, sono quelle di Sr. Paola e Sr. Gina che, con grande amore e dolcezza mi aiutavano a chiarirmi le idee durante le turbolenze adolescenziali e successivamente in decisioni importanti per la mia vita di donna sia nell’ambiente lavorativo che come moglie. Ancora oggi ritorno spesso e volentieri a far visita all’Istituto, trovandoci sempre quell’atmosfera affettuosa e familiare di una volta, anche se con il trascorrere del tempo l’unica “superstite” della mia vita lì trascorsa è Sr. Lilly.

  • Mi chiamo Jessica e si sono presi cura di me


    image017All'età di 8 anni circa sono entrata in comunità e ci sono rimasta per 11 anni. I primi anni lì ho vissuti abbastanza bene perché anche se mi mancava la mia famiglia sapevo che l'avrei rivista il fine settimana. Il brutto colpo è arrivato quando all'età di 14 anni mi è stato detto per diversi motivi che non sarei più tornata a casa il fine settimana. Proprio nell'età in cui sarei voluta uscire più spesso con i miei amici, magari il sabato sera, mi toccava restare in comunità dove le regole erano più rigide e se uscivo potevo farlo accompagnata dagli educatori. Vi assicuro che non era bello, mi vergognavo perché i miei amici potevano uscire da soli e io dovevo avere la "bambinaia". Comunque, in questo periodo in cui volevo la mia libertà, è stato il momento in cui posso dire che gli educatori mi sono stati più dietro (naturalmente lì posso ringraziare adesso, allora mi sembravano una rottura di scatole e basta). Prendersi cura per me significa dedicare del tempo ad un altro. L'atto del prendersi cura è un gesto incondizionato d'amore verso il prossimo che ne modifica in positivo la sua esistenza. Prendersi cura dell'altro implica la capacità di essergli accanto e io posso dire con certezza che ho avuto delle ottime persone che mi sono state accanto durante la mia permanenza in comunità e che continuano a farlo ancora oggi. Mi sono stati accanto in ogni mia scelta, facile o difficile che fosse, dal scegliere in quale scuola andare alle superiori o se tornare o meno a casa una volta compiuti i 18 anni. Mi sono stati accanto nei momenti emotivamente più difficili, insegnandomi che "non può piovere per sempre e che il sole non si spegne solo perché ci sono le nuvole". Si sono presi cura di me anche se non sempre ho riconosciuto del bene nei loro modi di fare, per esempio in un castigo o in una sgridata ma crescendo posso dire essermi ricreduta. Si sono presi cura di me e probabilmente in parte devo anche a loro i miei piccoli successi nella vita come il diploma, la casa ed il lavoro. Avere qualcuno che si prende cura di te e ti fa sentire voluta bene, importante, apprezzata e questo ti porta ad essere più sicura di te facendoti superare molti ostacoli.

  • Mi chiamo Silvia e si sono presi cura di me


    image025Mi chiamo Silvia. Voglio raccontarvi di persone che... si sono prese cura di me... Mi hanno accolto in Casa Famiglia quando avevo diciassette anni e mi trovavo in stato di gravidanza. Frequentavo il secondo anno del Liceo Artistico, il ragazzo a cui volevo bene mi faceva capire, almeno teoricamente, che ci saremmo sposati, io incosciente acconsentivo alle sue richieste. Poco dopo, circa due mesi scompariva dalla mia vita ed io rimanevo sola, insieme ai miei genitori, poveri di ogni cosa, papà si dimostrava amorevole, ma chi guidava era la mamma... Lei pur ripetendomi che era mia madre quasi mi abbandonò e l’assistente sociale mi convinse ad entrare in una Casa di accoglienza... Acconsentii subito. Mi sentivo sola, bisognosa di cure, di ascolto, di una carezza.... Entrai in questa Casa, certo con un po’ di sofferenza, ma mi resi conto che qui potevo trovare persone di buon cuore, cariche di affetto, che mi aiutavano e mi potevo sostenere anche spiritualmente. A novembre nacque V., bella...Era la mia gioia, l’unica e la più grande! Qualche volta veniva la mamma: parlava di sé, del parrucchiere, del cane... sua figlia non rientrava nei suoi discorsi, non esisteva, la nipotina peggio ancora... In casa eravamo cinque mamme con figli, ma con una mi dividevo il sonno, mi dimostrava tanto bene... lei era più grande, il figlio più grandicello, uscivamo insieme, quante marachelle insieme! Le nostre stupide imprese non finivano qui. Ci sfidavamo con due sciagurati: il primo interessato alla mia amica era un uomo sposato, l'altro che mi corteggiava, sembrava “tonto”. Non durò! Chi ci stava accanto si rese conto presto e con delicatezza di protezione nei nostri riguardi, affrontò i due.... Al momento quest’intervento non scese subito bene, ma il bene che ci voleva si notava in tutto... nello starci vicino e nell’affrontare sacrifici per noi! Con le mie fatiche, la piccola V. aveva otto mesi ed io incominciavo ad andare a lavorare...ad avere qualche spicciolo...Mi recavo ad assistere una vecchietta e poi da un’altra...nel frattempo la responsabile con il CIDO m’inserì nel lavoro presso l’Istituto Don Orione (per le pulizie). Ero già felice e la struttura continuava ad aiutarmi in tutto, con la bambina... Nel frattempo compivo diciotto anni e l’assistente sociale, dopo una visita in Casa Famiglia, mi comunicava che in qualità di Distretto non potevano più pensare a me, ma solo alla piccola... “Per te” mi dissero. “C’è un signore rimasto vedovo, può ospitarti in casa sua”. La responsabile, con sgomento, in modo deciso, sempre in accordo con me, rivolgendosi ai Servizi: “Non pensateci nemmeno, rimarrà in Casa nostra senza il vostro sostegno economico”.... Intanto all’Istituto partiva la scuola per il Corso ota, ma mi dissero “Tu non puoi, sei l’ultima entrata, ci sono altri prima di te”. Non mi diedi per vinta. Pregai San Giuseppe! Con immensa sorpresa scoprii di essere stata scelta. Svolgevo i miei turni lavorativi e frequentavo il corso, che durò sei mesi circa. Superato il corso, la mia vita lavorativa incominciò a prendere una linea chiara, ma io ero sempre preoccupata per la mia piccola... In questo posto conobbi un ragazzo G.... Raccontai tutto alla mia responsabile; con timore lei mi consigliava ed esortava, ma questo ragazzo continuava ed io non riuscivo a mentire...Mi veniva a prendere anche alle cinque del mattino davanti alla Casa Famiglia, per accompagnarmi al lavoro: ero sola e le stradine erano buie. La frequentazione divenne più assidua... un bel momento si presentò in comunità affermando di essere fortemente interessato, voleva sapere di più di me... Gli fu confermato tutto quello che già sapeva da me! Un giorno i suoi familiari chiesero di conoscermi. Avevo paura: la sua era una buona e sana famiglia (la sorella impiegata all’ospedale San Martino, il papà impiegato all'AMT, la mamma in banca). Chiedo alla responsabile “E io che dico?” Lei mi rassicurò con il suo sguardo pieno di calore e mi disse ”parole non te ne metto in bocca, racconta tutto di te, non mentire e presentati come sei”... Così feci e fu veramente un ottimo incontro...Da quel giorno incominciò una relazione più significativa, andavo a lavorare più serena: i piccoli episodi delle giornate, a volte difficili mi disturbavano poco. Riuscivo a non dare troppo peso alle complicazioni giornaliere e ad affrontare tutto con coraggio e positività. Avevo obiettivi importanti da raggiungere.... Passarono due anni, decidemmo la data del matrimonio... 14 febbraio... Che gioia... All’interno della Casa iniziava a viversi il clima di Festa (ricordo l’emozione di comprare le lenzuola, tutto ciò che sarebbe servito per la vita matrimoniale...). Lavoravo, i miei risparmi erano in banca, con serenità la responsabile continuava ad affiancarmi, i genitori di G. pensavano alle spese, io riuscii a fare la stanza da letto, costata undici milioni e la stanzetta per la mia piccola, con la somma di due milioni e mezzo, riuscivo a pagare metà spese per il ristorante... e a fare arrivare sul libretto dieci milioni vincolati). Avevo ventidue anni. Prima del matrimonio la responsabile mi diede un ottimo consiglio. Mi disse: “Ricorda domani sarete in due a collaborare, sarete una famiglia, ....V. è solo tua, se vuoi e ti senti di farlo avendo già il libretto puoi regalarle qualcosa... V. considererà sempre questo tuo gesto d’amore”. Decisi di andare in Banca, di prelevare cinquemilioni di lire e di depositarli sul libretto di V.... Per me questo è stato qualcosa di straordinario, che mai avrei pensato! Il giorno del mio matrimonio desideravo mi accompagnasse mio padre, la figura per me più affettuosa. I giorni che precedettero la data ci fu un impedimento per cui seppi che mio papà non avrebbe potuto accompagnarmi all’altare. Intorno a me, chi mi voleva bene cercava di confortarmi... Quel giorno ero pronta per uscire dalla Casa, mi accompagnava il mio futuro suocero ma ecco mprovvisamente... arrivare mio padre! Mio suocero si toglieva il fiore dall’occhiello della giacca per passarlo a mio papà... La Casa era tutta addobbata... piena di fiori...che risplendevano di luce...i vicini di casa non incuriositi, ma carichi di gioia mi accompagnavano verso la Chiesa di San Rocco, tutta ornata a festa, preparata dalle signore, facenti parte delle famiglie di appoggio... Ricordo l’emozione immensa per la celebrazione delle nozze alla presenza dell’economo Don Bernardi, insieme al parroco della Chiesa e la vicinanza del padre spirituale di mio marito, poi diventato anche il mio... Ricordo il mio abito da sposa color panna...gli anelli portati all’altare da V., mia figlia, vestita a festa. Quel meraviglioso giorno, tutte le figure di riferimento della Casa erano con me in Chiesa... Il pranzo nuziale si svolgeva a Boccadasse..., le altre mamme, mie compagne di percorso sono state sempre con me, insieme con i propri figli, la responsabile e i membri della Casa, su mia richiesta presenti almeno al momento del taglio della torta... Come dimenticare il viaggio di nozze a Madrid (mai avrei immaginato di poter rendere possibile quello che era solo un sogno!) Sono andata a vivere nel mio appartamento con mio marito, mia figlia... e siamo stati allietati anche dalla nascita di C., la mia secondogenita, che oggi ha quattordici anni... V. ha vent’anni! Ho continuato i miei studi, con orgoglio! Ho preso un periodo d’aspettativa per partecipare ad un concorso pubblico. La vincita del concorso prevedeva l’assunzione di OTA all’interno dell’ospedale San Martino. Sono riuscita a vincerlo! Nell’attesa della chiamata, ho lavorato all’ospedale di Sampierdarena. Ho sempre avuto buoni rapporti con i colleghi. Al momento della mia chiamata al San Martino sentii il bisogno di recarmi dai miei cari, dalla mia Famiglia, nella mia Casa per potermi consigliare... ancora... La responsabile nel chiedermi cosa ne pensassero mio marito e la sua famiglia, molto piacevolmente scopriva e riscontrava che era lo stesso pensiero, che i pensieri in merito coincidevano... L’ospedale San Martino avrebbe costituito un bel traguardo per la reputazione dell’ospedale stesso, per la vicinanza del lavoro a casa... Mi sorpresi nel constatare che dopo tanti anni avevo ancora bisogno di confrontarmi, di ricevere un consiglio da quella che consideravo e considero la mia famiglia.... Nel corso degli anni ho continuato a mantenere i contatti con la Casa. Ancora oggi mi reco, quando possibile, in questa Casa, accompagnata da mio marito, dalle mie figlie, a volte da mia cognata e da mia suocera... La sensazione è sempre la stessa... è un ritorno alla mia storia, ai ricordi, al ripercorrere i passaggi che hanno determinato il senso e il significato profondo della mia vita.... Da quattro anni lavoro all’ospedale San Martino.... Sento di avercela fatta... Ho voluto crederci nel mio riscatto... ho amato e ho ricevuto amore... qualcuno ha creduto in me e si è preso cura di me! E i risultati sono arrivati... Grazie a Qualcuno!!!

  • Mi chiamo Sonia e si sono presi cura di me


    image027La mia permanenza al Sorriso Francescano è per me un ricordo indelebile perché è stata una esperienza che ha dato tanto alla mia vita. Si proprio così ha dato tanto. In questa nostra società non è sempre facile trovare aiuto nei momenti difficili e soprattutto non è facile trovare chi ti accoglie a braccia aperte ed è disposto a dare le attenzioni, le cure e le cose di cui hai bisogno per il tuo vero bene... Ringrazio Dio per questi anni della mia giovinezza in comunità, durante i quali ho imparato ad avere fiducia in me stessa e che bisogna sempre guardare in avanti anche quando tutto sembra perso... che ci sono persone che ti vogliono bene e fanno il possibile per aiutarti quando stai attraversando un periodo difficile con la tua famiglia d’origine, non importa quale sia la ragione, il motivo per il quale un giorno ti ritrovi con delle persone sconosciute in un posto che mai avresti pensato di abitare... un posto che poi diventa quasi una vera e propria casa con una famiglia molto numerosa dove tu fai parte e quindi devi condividerne le regole, gli orari, le scelte... In questa nuova realtà si impara a vivere per essere un giorno adulti responsabili e fare la nostra parte per aiutare il prossimo, per rispettare se stessi e gli altri e non seguire la massa ad occhi chiusi. Qui ho imparato a riconoscere i miei limiti e i mie difetti e a seguire i consigli di chi è adulto e vuole il mio bene... Al Sorriso Francescano ho trovato persone che lavorano giorno dopo giorno per aiutarci a crescere dignitosamente, che ti forniscono utili consigli e incentivi allo studio per poter un giorno trovare un buon inserimento nella società. Da loro ho ricevuto anche valori spirituali che mi sostengono ancora oggi nella mia vita e la rendono felice. Ho scoperto che la vera felicità viene da Dio e che è inutile cercarla lontano da Lui, perché non si trova nel fumo, nell’alcol, nella droga o in una vita sregolata. I giochi, le letture i canti le attività di laboratorio che facevamo al Sorriso avevano lo scopo di farci stare bene insieme e di fortificare in meglio il nostro carattere... La comunità è stata dunque per me una tappa fondamentale, ma la vita va avanti e il periodo critico che si attraversa in famiglia prima o poi finisce e allora si ritorna a casa, ma porti con te i ricordi indimenticabili della comunità, ricordi belli, altri un po’ tristi, altri divertenti ... ricordi che ormai fanno parte della tua vita, per i quali sarai sempre riconoscente alle persone (nel mio caso P. Andrea, Saveria, Brigida e tane altre) che Dio ha messo sulla tua strada... Ora sono felicemente sposata e, grazie al mio sposo, da quest’anno mi sono iscritta all’Università nella facoltà di Scienze dell’educazione, perché desidero abbracciare la missione dell’educatrice e restituire qualcosa di quello che ho ricevuto. Alle ragazze e ai ragazzi che oggi sono al Sorriso Francescano e a quelli che verranno vorrei trasmettere questo messaggio: “Sentitevi fortunati perché avete al vostro fianco persone che vi aiuteranno nei vostri problemi... potrete contare su di loro... approfittate di studiare mentre siete giovani perché per tutto c’è un’età, e questa è quella in cui vi dovete preparare per diventare le persone che volete essere, perché arriverà anche per voi il giorno in cui sarete adulti e raccoglierete ciò che avete seminato... Io vi auguro ogni bene e desidero davvero che possiate scegliere la strada giusta da percorrere in questa vita anche se non sarà sempre facile seguirla... ricordatevi però che non siete soli, che avete un Padre in cielo che ha scommesso su di voi e tante persone che vi vogliono bene e che in questa strada ci saranno tanti motivi per essere felici e avere tanta voglia di vivere!...”

  • Mi chiamo Lidia e si sono presi cura di me


    image033Giugno 2009
    Adesso che sono mamma, mi rendo conto quanto sia difficile crescere ed educare i figli, apprezzo così ancora di più quello che avete fatto per me.
    Siete sempre stati per me una presenza importante nella mia vita.
    GRAZIE per essere stati al mio fianco nei momenti difficili,
    GRAZIE per i vostri modi affettuosi,
    GRAZIE per aver capito ciò di cui avevo bisogno senza alcuna richiesta e
    GRAZIE per avermi reso una persona migliore. Luci,
    Grazie per essere stata la mamma, che ho avuto la fortuna di avere e che non cambierei per niente al mondo.
    Vi amo con tutto il cuore.
    La vostra bambina.

  • Mi chiamo Jordan e si sono presi cura di me


    image019Desidero raccontare anche io, nel mio piccolo, l'esperienza in comunità. Mi presento, mi chiamo Jordan , ho 17 anni e incominciai la mia lunga esperienza dalle Suore all'età di 10 anni. Ricordo ancora quella data, quasi impressa indelebilmente in testa; era il 17 Febbraio 2006, un Venerdì. La classica giornata soleggiata ma fredda, per intendersi. Varcai il cancello della comunità alle 15 del pomeriggio, accanto a mia sorella e mia madre. E' difficile descrivere cosa provassi in quel momento: in realtà niente di positivo. Ero perfettamente , o quasi, cosciente di quello che stava accadendo intorno al mio piccolo mondo. L'esperienza dentro a quella che era la mia nuova casa è troppo lunga da descrivere in una pagina, ci sono troppe cose da raccontare e in verità non saprei da dove cominciare; quello che però posso dire è che è lì dentro, in quel mondo un po’ a sé, ho conosciuto le persone più belle che si possano incontrare. Lo scrivo col cuore in mano, con un nodo alla gola che a fatica riesco a trattenere. Ho avuto l'immensa fortuna di conoscere educatori che non sono stati solo ed esclusivamente quello: erano amici, zii, talvolta madre e padre. Ho avuto modo di riprendermi la mia vita in mano, incominciando da zero. E ognuno di loro era lì accanto a me, e sarò sincero non mi è mai mancato niente. Mi hanno dato un piccolo aiuto, una spinta. Mi sono sempre divertito molto, uscivamo spesso tutti insieme, andavamo al LUNAPARK una volta all'anno, poi al cinema, e ancora in gita a Sassello (SV) e Consuma (FI). Ma la cosa bella di tutto questo era che loro si rendevano sempre partecipi, giocavano con noi, ci divertivamo insieme. E realizzo che tutto ciò è importante solo adesso che sono più grande, che ho preso consapevolezza di molte cose. Questa esperienza mi ha portato solo cose positive, mi ha dato la possibilità di rialzarmi più forte di prima, mi ha aiutato ad andare avanti a testa alta. E se mi chiedessero di rifarla un'altra volta, non esiterei: farei la valigia, un biglietto di sola andata per Genova e tornerei lì dentro più felice che mai.

  • Mi chiamo Marco e si sono presi cura di me


    image029Mi chiamo Marco, ho quasi 20 anni e vivo alla Casa dell’Angelo dal 2004.
    Ho fatto e sto tuttora facendo un percorso di crescita finalizzato all’autonomia all’interno di questa comunità. Devo dire di si si sono presi cura di me, a distanza di anni ho la capacità di riconoscerlo, le persone con la quale sono entrato in relazione in questi anni comunicarti sono stati capaci di prendersi cura di me. Come hanno fatto?? Sono stati capaci di ascoltare i miei bisogni interpretando il mio comportamento, e comportandosi di conseguenza sono stati capaci di colmare quelli spazi, quelle carenze, dovuti al mio passato. Mi hanno lasciato la libertà di agire ma mai di sbagliare!!! Consigliandomi bene e indirizzandomi bene, hanno conquistato la mia fiducia utilizzando la chiarezza instaurando un rapporto basato oltre che sull’ affetto, sulla fiducia e sulla chiarezza! e con questi elementi, insieme siamo riusciti a progettare qualsiasi passo qualsiasi obbiettivo da raggiungere, partendo dalla scuola, il lavoro, la patente, il motorino ,il brevetto per diventare istruttore di equitazione ecc, ma ancora prima e ancora più importante, con il loro aiuto sono riuscito a leggere il mio passato, sono riuscito ad affrontarlo ed a prenderne le distanze!!! ma il “miracolo“ più importante, la cosa che sorprende, e che l'abbiamo fatto assieme, la fiducia reciproca, (che spesso è il fattore che manca in un ragazzo), mi ha permesso di sentirmi libero nell’ collaborare con loro per costruire il mio futuro!! Il perché di tutto questo aiuto non ve lo so dire!! per ognuno delle persone che mi ha aiutato il motivo potrebbe essere diverso, so solo di essere stato veramente aiutato! Magari alcuni per fede, altri perché hanno il bisogno di sentirsi utili al prossimo, altri sono stati ispirati, molti si sono affezionati alla mia storia, o per altri mille motivi che non ipotizzo, oppure per tutti questi motivi ssieme! L‘unica certezza che ho è che mai nessuno mi ha aiutato perché quello era il suo lavoro, o perché quello era il suo orario di lavoro!!! Con il loro aiuto ho affrontato il mio passato, ho affrontato le mie paure le mie ansie, ho superato qualsiasi momento di difficoltà, ho guardato avanti abbiamo immaginato il mio futuro, e stiamo facendo di tutto per realizzarlo, senza accontentarci, ma progettando il meglio puntando in alto! Abbiamo festeggiato e festeggeremo qualsiasi piccola e grande conquista, affrontando superando qualsiasi ostacolo e limite! Questo vuol dire prendersi cura del prossimo e queste sono le mie certezze!!!

  • Mi chiamo Andreina e si sono presi cura di me


    image005Sono una ragazza di 26 anni e sono molto felice di aver vissuto all’età di 12 anni una bella esperienza al Sorriso Francescano. Il ricordo di quel periodo della mia adolescenza è nella mia memoria come se fosse ieri. Devo dire che quando sono entrata il primo giorno, dopo aver lasciato i miei genitori, ero riste e vedevo tutto brutto intorno a me, ma dopo una settimana, ero nella Chiesa di San Francesco d’Albaro con grande gioia e commozione. Se fossi ancora ragazza ritornerei a ripetere questa esperienza perché ho vissuto al Sorriso Francescano non come in un istituto, ma come in una famiglia e in una casa accogliente che ti offre tante opportunità di crescita umana e spirituale. Ancora oggi, quando mi capita di far visita al Sorriso, vedo che le cose non sono cambiate, ma si respira la stessa atmosfera che mi faceva star ben da ragazza. Vedo tanti ragazzi dal volto sereno, che certamente potranno ripetere un domani le mie stesse parole: “E’ stata una esperienza bella che non si può dimenticare...”

  • Mi chiamo Micaela e si sono presi cura di me


    image037Sono una ragazza di 26 anni e sono molto felice di aver vissuto all’età di 12 anni una bella esperienza al Sorriso Francescano.
    Il ricordo di quel periodo della mia adolescenza è nella mia memoria come se fosse ieri. Devo dire che quando sono entrata il primo giorno, dopo aver lasciato i miei genitori, ero riste e vedevo tutto brutto intorno a me, ma dopo una settimana, ero nella Chiesa di San Francesco d’Albaro con grande gioia e commozione. Se fossi ancora ragazza ritornerei a ripetere questa esperienza perché ho vissuto al Sorriso Francescano non come in un istituto, ma come in una famiglia e in una casa accogliente che ti offre tante opportunità di crescita umana e spirituale. Ancora oggi, quando mi capita di far visita al Sorriso, vedo che le cose non sono cambiate, ma si respira la stessa atmosfera che mi faceva star ben da ragazza. Vedo tanti ragazzi dal volto sereno, che certamente potranno ripetere un domani le mie stesse parole: “E’ stata una esperienza bella che non si può dimenticare...”

  • Mi chiamo Rocca e si sono presi cura di me


    image015Quel giorno trovai la forza di scappare di casa da quella casa dove la pace e la serenità non c’era mai stata, mio padre ha sempre fatto uso di alcol di lavorare non ne voleva sapere, e quando c’erano due soldi se li giocava a carte, spesso mancava la spesa e il pane dalla bocca nel vero senso della parola!!!! le parolacce contro di me e mia madre, le botte, la paura di sentire in piena notte le urla, il cuore che batteva a mille, la voglia di morire per non vivere più quella situazione. Quella mattina mi tremavo le gambe dalla paura, ma decisi di andare via da quel’inferno. Mi recai al consultorio di piazza Picca Pietra dato che conoscevo la pedagogista che aveva in cura mio fratello più piccolo con problemi di ritardo mentale e gli dissi che ero scappata da casa. Lei chiamo subito l’assistente sociale e in poche ore mi trovai in una comunità di pronto intervento, dopo 3 o 4 mesi l’assistente mi disse che dovevo cambiare struttura e che non potevo più stare li e mi disse che c’era questo istituto gestito da una suora e che mi sarei trovata bene. Iniziai a piangere non volevo vivere con la suora mi trovavo bene dove stavo. Una mattina l’assistente mi porto a vedere il posto e a conoscere questa famosa suora, ricordo ancora le sue parole appena mi vide: “ CHE RAGGIO Di SOLE E’ ENTRATO A CASA MIA”, quelle parole mi sono entrate nel cuore e il sorriso di Suor Lucia rimane dentro di me. Entro a far parte di questa casa e di questa grande famiglia, ragazze, bimbe più grandi più piccole una cuoca che si occupava del pranzo e della cena. Bellissimi i ricordi a cenare tutte insieme a ridere e a prenderci in giro, e dopo tutte a lavare i piatti e a riordinare cantando a squarcia gola. Iniziai a lavorare e a metter via un po' di risparmi e a e a capire l’importanza della fatica!!! Finalmente ero serena avevo suor Lucia che non mi faceva mancare nulla, dai vestiti, all’abbraccio e il suo chiedermi: “come stai bambina mia?”. Scoprire il vero senso del Natale ed essere circondate da persone splendide, sembrava che quel pandoro avesse tutt’altro sapore. Poi certo facevi i conti con la propria realtà e ci si confrontava anche con le altre ragazze ogn’una di noi portava la sua verità la sua esperienza, le lacrime e i sorrisi non sono mai mancate. Per i fine settimana Suor Lucia mi portava a Recco con altre due compagne nella chiesa del Don dato che non potevamo fare rientro nelle proprie famiglie, se no rimanevo in comunità con la cuoca e suo marito. Ma tutto questo non mi è mai pesato forse perché tutto era meglio della mia famiglia. Compiuti i 18 anni suor Lucia mi disse che avrei dovuto cambiare struttura sarei dovuta andare in un alloggio protetto per maggiorenni, mentre pochi giorni dopo scopri di essere incinta, avevo paura ed ero spaventata ma lei mi è sempre stata accanto. Ho portato avanti la mia gravidanza, ho cresciuto mia figlia da sola con l’aiuto di altre strutture per ragazze madri, oggi non vivo più a Genova ma nella provincia di Pavia lavoro presso una casa di riposo per anziani e psichiatrici, mi sono sposata con un uomo di sani e buoni principi, e abbiamo altri due bambini. Quello che ho passato di negativo con la mia famiglia mi ha resa una persona forte e che dalla vita avrebbe voluto il meglio, mentre il ricordo che ho dell’Opera Benedetto XV e quello di sentirsi amata per quello che eri e non per un passato che avevi alle spalle. Il mio grazie per tutta la vita va alle persone che hanno reso il mio cammino più sereno e se oggi sono quella che sono e anche GRAZIE alla mia Lucy.

  • Mi chiamo Vanessa e si sono presi cura di me


    image031... Questa è una lettera scritta ad una mia educatrice alcuni anni fa, è molto personale ma vorrei condividerla con voi.
    “Finalmente ho la testa abbastanza concentrata per scriverti, vorrei e dovrei scriverti tante cose, vediamo se riesco a sfruttare bene questo viaggetto in treno per andare a lavorare. Da dove cominciare? Alla fine si ripensa sempre all’inizio ed io in questo periodo penso tanto all’inizio. Penso che quello che ho trovato da voi non l’avrei trovato da nessuna altra parte. Te hai più merito di tutti e lo sai, sono cresciuta grazie a te ma ovviamente non potevo diventare esattamente come volevi tu, anche perché ho imparato da molte altre persone. Ma spero che io sia abbastanza una tua soddisfazione. Nonostante tutti i problemi che abbiamo avuto io sono felice per quello che è stato. Quando mi avete detto della casa l’ho vista subito come un modo per mandarmi via, per liberarmi di me, ora no, ora sono felice. Ovvio quando vedo nero diventa tutto nero. Ho paura, non lo nego ma sono serena, perché so che posso contare su tante persone, te in primis. Mi vengono in mente tanti ricordi quando c’eravamo io, te D. e A. e poi da li tutto il resto, tutti i cambiamenti, quelli positivi e quelli negativi. Quante cose abbiamo fatto insieme? Troppe! In ogni posto stupendo in cui vado posso dire “qui ci sono stata con la S.”, sembra quasi una barzelletta. E’ grazie a te che ho scoperto quanto può essere bello il mondo, ed ora lo rivedo con i miei occhi, è grazie a te, se sono in grado di amare e mi lascio amare. E’ grazie a te se sono ancora qui e sono felice di esserci. Per questo ti sarò sempre grata riconoscente. Ormai sto tornando dal lavoro e tra poco verrò a cena in alloggio. Non penso che ci potremmo comprendere mai del tutto ma sono sicura che tu sei una di quelle poche persone che mi conosce meglio e per questo mi capisce meglio e mi accetta così come sono anche se vorrebbe forse ogni tanto che fossi migliore, ma oh... col tempo! Grazie di esistere. Un supermega bacio. Ancora e per sempre tua gabbianella”

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quest’anno è possibile destinare il 5 per 1000 alla Consulta Diocesana per le attività a favore dei minori e delle famiglie, Onlus.

continua

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